Baccalaria
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Baccalaria nasce dal desiderio di Toti Lange di dare concretezza ad una passione per i prodotti alimentari di qualità . Toti Lange ha messo a fuoco tale desiderio scegliendo un prodotto peculiare come il baccalà proprio sia della tradizione partenopea, ma che contemporaneamente tende un filo ad altri luoghi del mediterraneo come il Portogallo e la Spagna ma anche a paesi più distanti sia da un punto di vista culturale geografico come l’Islanda dove ha luogo la pesca del baccalà. L'incontro con il giovane e creativo Chef Vincenzo Russo ha portato alla realizzazione di una proposta gastronomica ricca e sempre in continua evoluzione che sa tenere insieme tradizione ed innovazione. Lo spazio scelto per dar vita a tale progetto ha anch’esso una storia da raccontare. La piazzetta del Sedile di Porto deriva il suo nome dall’antica divisione in sedili delle diverse aree cittadine tra i quali il sedile di Porto era appunto caratterizzato dal legame di prossimità con il porto e con le attività ad esso legate come la pesca (il sedile, seggio di Porto aveva l’esclusiva sul pescato). Il desiderio rispetto al progetto di una baccaleria era riuscire a mettere in risalto le molteplici implicazioni relative del prodotto e contemporaneamente le peculiarità del luogo scelto per ospitare il progetto. Di qui il desiderio di realizzare uno spazio che fosse in armonia con il carattere popolare e marinaresco della zona, ma che contemporaneamente uscisse dal clichè del “tipico napoletano” grazie ad un tocco di personalità più ricercata che potesse rispondere in modo diverso alla clientela variegata che frequenta la zona nelle diverse ore della giornata, nonché tale da offrire al turista più curiosoqualcosa di tipico ma di meno scontato rispetto all’immagine della trattoria napoletana. L’architetta Gurgo, napoletana di formazione, ma con trascorsi lavorativi in Andalusia e Barcellona,raccoglie la sfida restituendo una locanda dal sapore mediterraneo nella quale l’impiego e la reinterpretazione di pochi elementi e materiali comuni alle diverse tradizioni lascia emergere il fascino dell’involucro architettonico che ospita i locali di Baccalaria. Tale struttura è caratterizzata da ingenti spessori murari nei quali appaiono scavati i varchi di collegamento tra i diversi ambienti. Al piano interrato al di sotto dei locali ristorante e vineria si trovano dei caratteristici ambienti voltati, collegati ai piani superiori da scale in pietra con l’originaria pavimentazione in basalto che si ritrova anche al piano superiore nei varchi di collegamento tra interno ed esterno. A partire da questo contesto l’architetto volge lo sguardo al mediterraneo riproponendo il fascino delle ambientazioni portoghesi caratterizzati dalla ripetizione quasi ossessiva dell’azulejos, la famosa maiolica dagli azzurri intensi intervallati da punte di giallo. La ceramica portoghese è reinterpretata in chiave locale con l’uso di una riggiola napoletana dal disegno geometrico che riproposta in più elementi su una superficie restituisce un motivo di un singolare intreccio su i toni dell’azzurro intenso e del marrone. Tale motivo caratterizza il bancone che accoglie gli avventori all’ingresso della baccaleria ed è riproposto per il bancone dell’adiacente spazio della vineria in una variante giallo aranciato riprodotta su disegno originale di una riggiola siciliana da un esperto ceramista greco di adozione napoletana. Un altro risultato del connubbio architetto/artigiani locali sono gli altri elementi di arredo del locale alcuni personalizzati sul tema del baccalà come le originali maniglie delle porte ed i reggimensola con forma stilizzata di baccalà altri progettati ad hoc per rispondere ad esigenze progettuali e a scelte stilistiche, come la cornice con lavagna scorrevole realizzata per nascondere la nicchia del televisore. Un altro tema progettuale significativo è quello del recupero e riutilizzo dei materiali tra i quali oltre alle antiche riggiole un posto significativo occupano le basi dei tavoli che sono costituite da basi di fontane a pompa che derivano dal reimpiego di arredo urbano recuperato in una storica fonderia napoletana, sulle quali poggiano i ripiani in legno scuro lavorato a mano. Altri elementi e oggetti come maniglie, pomelli, specchi e appendiabiti sono stati recuperati in giro in mercatini dell’antiquariato per i quali architetto e cliente condividono una forte passione. L’incontro tra l’ involucro architettonico e gli elementi di arredo è valorizzato da un utilizzo del colore che è usato sia per accentuare alcune peculiarità della struttura muraria, sia come sfondo o contrappunto agli elementi di arredo. Così se nei locali del ristorante il blu evidenzia i varchi e fa’ da sfondo al bancone in contrappunto con il bianco delle altre pareti, nei locali vineria, il vinaccia è utilizzato per dare risalto alla continuità della superficie longitudinale che fa da sfondo ai tavoli e come contrappunto al giallo di sfondo del bancone. Un attenzione particolare è stata dedicata alla relazione dei locali del ristorante con lo spazio esterno. A partire dal desiderio del cliente di valorizzare la piazzetta antistante la boccaleria, gli infissi sono stati concepiti come una reinterpretazione delle finestre dei “bassi” napoletani permettendo con una duplice possibilità di apertura la possibilità di affacciarsi sul vicolo ed allo stesso tempo di essere aperti completamente, permettendo la totale permeabilità tra l’interno, il vicolo e la piazzetta antistante. La piazzetta esterna che completa l’atmosfera accogliente di questa locanda partenopea dal sapore mediterraneo e mitteleuropeo è il risultato di una piccola operazione di riqualificazione urbana che ha permesso di liberare l'area dalle auto che precedentemente la rendevano impraticabile per i pedoni valorizzando la tipica pavimentazione in basoli . Napoli ha così ritrovato uno dei suoi spaccati più autentici.
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